“Ginetti, infame, per te ci son le lame”, questo è l’avvertimento fascista comparso su un muro vicino alla casa di Antonio Ginetti, antifascista pistoiese.
Lo stesso avvertimento anche per un altro antifascista pistoiese, Cristian Boeri, anche lui impegnato, fin dall'11 ottobre, in difesa dei compagni arrestati.
E gli stessi avvertimenti, stesse minacce di chiara marca fascista, fatte anche telefonicamente, sono state lanciate contemporaneamente contro i lavoratori in lotta nella provincia di Pistoia ( come i lavoratori del call center Answers che occupano l’azienda per difendere il loro posto di lavoro).
Non si tratta di un avvertimento anonimo, perché, anche se non firmato, ha una paternità certa, che è quella del giro fascista che fa capo agli ambienti di Forza Nuova, del PDL e di Casa Pound.
I quali, dopo aver finto di essere povere vittime dell’irruzione dell’11 ottobre, passano adesso a mettere a frutto la solidarietà che inaspettatamente hanno loro espresso, con generosità degna di miglior causa, istituzioni, partiti e associazioni democratiche.
E lo fanno nel modo più vigliacco, mostrando di essere lupi e non agnelli e promettendo le “lame” a chi a Pistoia non si arrende al fascismo squadrista e alla fascistizzazione di matrice governativa.
A viso aperto, diciamo che chi minaccia Ginetti, Boeri e i lavoratori in lotta, minaccia tutti noi, tutti i democratici e gli antifascisti. E che deve fare i conti con tutti noi, decisi a collocarci a fianco delle persone minacciate e, insieme, a fianco dell’antifascista fiorentino e dei sette antifascisti privati della loro libertà in seguito all’ “irruzione” di Casa Pound, di cui sono totalmente innocenti, vittime come sono di una montatura poliziesca e giudiziaria.
E’ quindi urgente e doverosa una presa di posizione delle forze democratiche antifasciste, le stesse che espressero solidarietà a Casa Pound attribuendole una immeritata patente democratica lo scorso 12 Ottobre
Il coordinamento antifascista antirazzista toscano
riceviamo e pubblichiamo:
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PIENA SOLIDARIETA' AI COMPAGNI PROCESSATI IL 27 PROSSIMO A MASSA OLTRE ALLA RICHIESTA DI MOBILITAZIONE
Il 27 novembre si terrà il processo contro i militanti antifascisti denunciati a Massa il 26 luglio 2009 nel corso della manifestazione contro le ronde fasciste. Nell’occasione un sottufficiale dei carabinieri fuori servizio, presente con esponenti di estrema destra, aggrediva un agente della digos dopo aver fatto un saluto romano, aggredendo a sua volta i militanti antifascisti che protestavano contro l’organizzazione delle ronde da parte di noti esponenti della destra massese (ronde sss). Quattro antifascisti nella occasione furono arrestati, due dei quali rimasero diversi giorni rinchiusi in carcere. Il 27-11 questi antifascisti saranno processati, a Massa, per resistenza a pubblico ufficiale e tra loro anche Alessandro Della Malva arrestato l’11 ottobre a Pistoia con l’accusa di a vere preso parte alla ” irruzione”nel covo fascista di Casa Pound. Il coordinamento antifascista antirazzista toscano esprime solidarietà ai compagni denunciati e chiede la loro assoluzione. Chiediamo alle forze democratiche e antifasciste di solidarizzare con i denunciati partecipando al processo.
Il coordinamento antifascista antirazzista toscano
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA ANTIRAZZISTA TOSCANO
Documemto approvato dall’assemblea del 15 NOVEMBRE
Con l’approvazione alla Camera del cosiddetto “pacchetto sicurezza”, in realtà vere e proprie leggi razziali, e dopo le deportazioni in massa di decine di migranti in Libia, ciò che sta prendendo forma oggi in Italia non può che essere definito un regime.
Sarebbe troppo semplicistico però accusare esclusivamente il governo delle destre di questa svolta autoritaria, sebbene sia indubbio che vi abbia giocato un ruolo fondamentale. Infatti questa è una tendenza che sta investendo, con intensità diverse, gran parte delle democrazie occidentali. Quindi: come è stato possibile?
Schematicamente, dopo il trionfo del liberismo, con tutti i suoi annessi di ristrutturazione economica, distruzione di ogni ambito sociale e collettivo, individualismo e competitività esasperata; dopo che per anni la globalizzazione sembrava essere esclusivamente un problema di ordine culturale ( saremo invasi dagli hamburger del McDonald’s?), il capitalismo mondiale, oggi profondamente in crisi, ha mostrato il suo vero volto.
E proprio l’esplosione della crisi non ha fatto altro che accelerare e dare nuova valenza ad un restringimento delle libertà in atto già da anni. Da un certo punto di vista possiamo affermare che forme di governo sempre più autoritarie in Occidente sono l’altra faccia della “guerra infinita” che l’Occidente stesso esporta nel mondo.
Una guerra infinita che porta, oggi, alla riabilitazione della battaglia di El Alamein e del militarismo fascista per giustificare le guerre imperialiste dei nostri giorni.
Sotto questo profilo l’Italia, come già in passato, si sta dimostrando un laboratorio eccellente. Senza rilevanti differenze sostanziali tra governi di centro-destra e centro-sinistra il copione a cui abbiamo assistito negli ultimi anni è sempre stato il solito: smantellamento di ogni forma di protezione sociale verso i meno abbienti (abolizione della scala mobile, tagli a scuola e sanità, precarizzazione del lavoro..), politiche repressive verso i migranti e non solo (decreto Dini del ‘95, leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini), compagini parlamentari sempre più autoreferenziali e impermeabili alle istanze che vengono dal basso (in questo senso la discussione sulla riduzione del numero e delle funzioni dei parlamentari a favore di un esecutivo più forte). Oggi, a crisi dispiegata, con licenziamenti e cassa integrazione di massa, le politiche razziste e liberticide da una parte ( lager per migranti, ronde, militari nelle città..), e il continuo attacco portato alle condizioni di vita, ai diritti e all’agibilità per chiunque cerchi di opporsi alle politiche governative dall’altra ( basti pensare all’attacco al diritto di sciopero), concorrono sia ad impedire il sorgere di qualsiasi opposizione reale alla volontà del potere di scaricare la crisi sulle fasce più deboli, sia a scatenare una vera e propria guerra tra poveri (tra lavoratori autoctoni/stranieri, pubblici/privati, precari/garantiti..). Insomma assistiamo all’instaurarsi di un modello di gestione della crisi che ci appare come una variante moderna del fascismo. Gestione accompagnata e supportata con la militarizzazione del territorio ( forze dell’ordine, militari, ronde), con la sudditanza clericale, con l’imbavagliamento e la sottomissione della stampa e con l’emanazione di norme di contro riforma delle attività sindacali ( in particolare la trasformazione di CISL e UIL in apparati di collaborazione corporativa con padronato e governo e la marcia, ormai intrapresa, della limitazione del diritto di sciopero e delle libertà delle organizzazioni sindacali, l’introduzione di sanzioni penali. Il tutto finalizzato a contenere e reprimere il diritto di manifestare il dissenso).
Non deve stupire quindi che in un contesto politico del genere, dominato da razzismo, xenofobia e autoritarismo, riescano a trovare un terreno fertile per diffondersi numerosi rigurgiti fascisti anche nel territorio toscano, in particolare anche in città dove l’antifascismo è un valore profondamente radicato .
Storicamente in tempi di crisi (basti pensare al periodo tra le due guerre mondiali) le forze reazionarie riescono ad ottenere sempre maggiori consensi.
Quindi di fronte a tutto ciò è fondamentale a nostro avviso che in Toscana tutte quelle realtà che praticano non un antifascismo “cerimoniale” ( quello che mentre commemora il 25 Aprile approva e appoggia leggi razziste), bensì un antifascismo e un antirazzismo inseriti all’interno di una precisa scelta di campo a fianco di tutti gli sfruttati, radicato nelle contraddizioni e nel conflitto sociale, riescano a coordinarsi tra loro.
Innanzitutto per confrontarsi sui diversi percorsi pratici e teorici. Poi per riuscire a trovare comuni terreni di lotta da sviluppare nei diversi territori ed essere così in grado di dare a queste maggiore incisività.
Crediamo che tra gli obiettivi che il coordinamento deve porsi ci sia:
- sviluppare puntuale controinformazione
- impedire la costruzione di un CIE in Toscana
- creare momenti di mobilitazione contro il vergognoso pacchetto sicurezza e contro ogni forma repressiva.
- impedire, nei vari territori, il formarsi e l’agibilità di ronde
- tenere alto il livello di vigilanza antifascista contro ogni rigurgito
- rovesciare in ogni occasione le retoriche sulla sicurezza sostenendo percorsi di lotta per i bisogni sociali reali ( casa, reddito, lavoro) con chiari riferimenti di classe
- costruire una scadenza regionale per una mobilitazione
IL CAAT LAVORERA’ PER
HANNO CONTRIBUITO DELEGAZIONI DEI SEGUENTI SOGGETTI POLITICI
- AREZZO: SEZIONE PCL --- COLLETTIVO DRUSAN BORDON
- EMPOLI : COLLETTIVO FORMICHE ROSSE
- FIRENZE: NUOVA UNITA’
- MASSA- CARRARA : ASP---SEZIONE PCL---CARC
- LUCCA-VERSILIA: SEZIONE PCL--- CAAVERSILIA
- PISA: OSSERVATORIO SUL FASCISMO – COBAS – RETE DEI COMUNISTI
- PISA PONSACCO: CIRCOLO CHE GUEVARA
- PRATO: NUOVA UNITA’
- SIENA : COORDINAMENTO ANTIFASCISTA
- GROSSETO: SEZIONE PCL
- PISTOIA: SEZIONE PCL – RETE ANTIFASCISTA – CARC – COMIT. ANTIF. SAN LORENZO.
ALTRE REALTA’ FIORENTINE HANNO DATO
ALTRE ANCORA DI PISA E LIVORNO NON SONO INTERVENUTE PER IMPEDIMENTI IMPREVISTI
Il comunismo, a 20 anni dalla “caduta del muro di Berlino”, resta la prospettiva di liberazione dei lavoratori e l'avvenire dell'umanità.
20 anni fa la crisi del regime della Germania dell'Est e di quello della stessa Unione Sovietica faceva sì che le masse di Berlino Est abbattessero il muro che separava le due parti della capitale tedesca, visto come simbolo di oppressione politica e nazionale. Di lì a due anni l’Unione Sovietica sarebbe a sua volta crollata.
In realtà quello che crollava 20 anni fa non era un vero e compiuto comunismo o socialismo. Era il prodotto di un degenerazione del tentativo di costruire una nuova società liberata da sfruttamento e oppressione, una degenerazione che ha il nome di stalinismo. Per cui nei paesi dell'Est esistevano dei regimi che combinavano importanti e reali conquiste sociali- grazie all'abolizione della proprietà privata del sistema produttivo e finanziario - con un oppressione politica e sociale funzionale al dominio di una casta burocratica. La stessa che è poi stata, nella maggioranza di questi paesi, lo strumento della restaurazione del capitalismo e la componente principale della nuova borghesia sfruttatrice.
Questo sviluppo non è giunto inaspettato per i veri comunisti: già nel lontano 1938, Leone Trotsky, il principale dirigente, insieme a Lenin, della rivoluzione russa del 1917 e il più grande avversario dello stalinismo scriveva “ Il pronostico politico[ per l’URSS] ha un carattere alternativo: o la burocrazia, diventando sempre di più l’organo della borghesia mondiale nello Stato Operaio, distrugge le nuove forme di proprietà e respinge il paese nel capitalismo, oppure la classe operaia schiaccia la burocrazia e si apre la via verso il socialismo.”
E' il corno negativo di questa previsione che si è realizzato.
I cantori del capitalismo proclamarono allora “la fine della storia”, cioè la fine di ogni grande conflitto politico e sociale, la nascita di un “nuovo ordine mondiale” di progresso nel quadro dell'economia di mercato sempre più globalizzata. Abbiamo visto: guerre e crisi sono state la realtà di un nuovo “disordine globale”.
Mentre il cosiddetto fallimento del comunismo veniva utilizzato per colpire in tutti i paesi, in nome del “libero mercato” le conquiste decennali del movimento dei lavoratori, su terreni quali il salario, la flessibilità contrattuale, le pensioni, lo “stato sociale”.
Ed oggi noi stiamo vivendo la più grande crisi capitalistica dal 1929-32. E sono ancora una volta i lavoratori a pagarne il prezzo.
E' inoltre evidente che la ripresa che viene annunciata non chiuderà né le conseguenze negativa della crisi, nè il ciclo delle crisi che si riproporranno sempre più pesanti.
Quello che in realtà sta dimostrando il suo fallimento è il sistema capitalistico; l'insensatezza di una società basata non sulla soddisfazione dei bisogni umani ma sulla ricerca e difesa del massimo profitto per una piccola minoranza di capitalisti, banchieri e loro rappresentanti politici che condanna la grande maggioranza dell'umanità allo sfruttamento e alla povertà, quando non – nei paesi più arretrati - alla morte per fame o malattie curabili.
Non c’è “riforma” possibile per il capitalismo. Bisogna abbatterlo per costruire un mondo nuovo e possibile: quello del socialismo (proprietà sociale delle industrie, servizi e trasporti) che porti gradualmente al comunismo ( cioè una società in cui viga il principio “da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni”).
Questa battaglia storica ha fondamentale importanza per le nostre condizioni di vita e di lavoro. Le conquiste che-anche con l’aiuto della demagogia, sposata da destre e centrosinistra, sul “fallimento del comunismo”- sono state colpite in questi decenni, non erano solo il prodotto di una mobilitazione sul terreno sindacale ed economico, ma anche il sottoprodotto della lotta di classe politica rivoluzionaria su scala mondiale, della paura dei padroni di una rivoluzione operaia che mettesse in causa il loro dominio.
Per vincere anche sul terreno dei nostri interessi immediati e per non restare sempre più vittime della crisi del sistema capitalistico è necessario che i lavoratori riprendere coscienza della necessità della battaglia per una società socialista.
E’ a questo e solo a questo che si dedica, insieme ai suoi partiti fratelli in tutto il mondo, il Partito Comunista dei Lavoratori.
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La finalità dell’evento è stata quella di presentare pubblicamente il comitato, il quale nasce per testimoniare la perfetta e totale estraneità di Alessandro Orfano, Elisabetta Cipolli ed Alessandro della Malva rispetto alle improbabili accuse di devastazione, saccheggio e violenza privata ai danni della sede pistoiese di Casa Pound, avanzate dalla questura di Pistoia.
Il Comitato, istituito dai genitori dei due livornesi Elisabetta Cipolli e Alessandro Orfano e composto prevalentemente da cittadini labronici, ha saputo raccogliere numerose firme, comprese quelle di personalità note del mondo della cultura e della politica: una attestazione della solidarietà della comunità cittadina che, fida della rettitudine morale e politica dei due concittadini, si è stretta attorno a loro dimostrandogli stima e affetto. Una solidarietà che scavalca le tradizionali suddivisioni politiche, come testimoniano alcune adesioni di alcuni esponenti del PD, per fondarsi sulla indiscutibile innocenza degli accusati, rei di trovarsi al momento dell'arresto a un assemblea sulla pericolosità delle ronde. "I nostri figli hanno sempre agito alla luce del sole e in difesa dei più deboli. Chi li conosce sa che non avrebbero mai fatto una cosa del genere" dice Grazia Auteri, madre di Alessandro "sono stati ingiustamente prelevati da un'assemblea dove erano andati per ascoltare e parlare. Le prove a loro carico sono inconsistenti". I genitori tengono inoltre a ribadire i danni che il prolungamento dei domiciliari rappresenterebbe per la vita dei loro figli e i cui effetti nefasti non hanno tardato a manifestarsi. Alessandro, laureato in lettere, ha perso la possibilità di rinnovare il contratto di lavoro, nonché di presenziare in veste di conferenziere alla presentazione della propria tesi di laurea, premiata con il massimo dei voti. Elisabetta, già con gravi problemi di salute, ha dovuto richiedere l'aspettativa e rischia di perdere il lavoro nel caso di un protrarsi dei domiciliari. Così, mentre crescono le adesioni all'appello dei genitori e la solidarietà attorno ai due ragazzi si fa giorno dopo giorno sempre più calorosa, le iniziative del comitato non si fermano. "Sabato prossimo ci sarà la manifestazione cittadina indetta dal Movimento Antagonista Livornese per chiedere l'immediata liberazione di Alessandro ed Elisabetta. Il corteo partirà da piazza Attias alle 15 e 30. Invitiamo tutti a partecipare per chiedere il rilascio immediato dei nostri ragazzi."
Ricordiamo, per chi ancora non avesse aderito all'appello che è possibile farlo inviando una mail a comitato.pt@gmail.com